LA FILOSOFIA DIMENTICATA

LA BELLEZZA DECLINATA DELL’ESTETISMO

Di Jo Gennari 



La Bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una all’altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed un possesso per tutta l’eternità.


> If I was a worm, or an insect, would you still Love me? You hate them!<

< Yes, i would still love you and recognize you in every form of yours, because your Beauty goes through all this; you’re like a River that constantly flows, like a tree that it’s going to have fruits and flowers. You’re always been a butterfly to me, even if you become a Worm, i’ll love you because i love who you were, who you are and who you’ll be; if you don’t mind.

And that’s what Love is: Beauty, acceptance, care, evolution, Wind of Change.>


Oscar Wilde, uno dei maggiori esponenti dell’estetismo, crede che la Bellezza sia un’eterna gioia per tutte le Stagioni.

In linea con la sua filosofia da dandy, ci parla di una bellezza “statica” che non si evolve o cresce, obbligata a restare ferma; in trappola.

Una bellezza impossibile che nemmeno Dorian ( Oscar), è riuscito a raggiungere.

Certamente era un uomo del suo tempo e del suo dolore, che lottava per un’accettazione interiore trasmettendola con un estetismo sfrenato, ma ha gettato le basi per la Società delle Apparenze in cui siamo immersi ad oggi.

Dorian è una bellezza in Declino perché non ha rispettato le Leggi della Natura, è stato il Prometeo del suo tempo. Non ha amato se stesso, ed è caduto.



BOTTE PICCOLA, VINO BUONO: La Bellezza nelle Piccole cose


Che il bello sia eterno è vero, ma lo è in quanto cambiamento: in quanto personificazione della Vita.

Il fiume che scorre, l’Albero che da frutti e fiori, il bruco che diventa farfalla, il bambino che impara a camminare e parlare, l’amore che cresce ogni giorno di più tra due Amanti, un fiore, una melodia, una parola, una carezza, un gesto, una persona.

La Bellezza è anche questo; un Momento Fugace, un carpe diem da assaporare.

Incatenare il Bello porta solo a Dolore.

Se più la botte è piccola più il vino è buono, Ella è là dove si vuole vedere, anche nella Morte.



LA BELLEZZA NEL DECADENTE


Il Sublime kantiano è stato una vera e propria rivoluzione dell’estetismo; ha cambiato la Filosofia, l’Arte e persino la Storia.

Una Bellezza tale da far Paura; un bello che ti paralizza davanti all’impossibilità dell’esercizio delle proprie forze.

Il confine tra Bellezza e Orrido –tra dolore e piacere-, è molto sottile, e questa sottigliezza è stata esplorata durante il Romanticismo da M. Shelley, Eminescu e i poeti cimiteriali, pittori come W. Turner e precedentemente anche da Caravaggio,

La Bellezza è anche Decadimento, e Wilde lo sapeva bene.

Baudelaire è l’esempio di quella persona che vedendo il fiore appassire, aspetta che si secchi completamente prima di buttarlo perché ne coglie la sua Bellezza in decadimento (questo spirito osservatorio del decadente si può leggere nell’ “Alabatro”).

Verlaine, Rimbaud, Wilde stesso e gli Scapigliati in Italia, hanno spezzato la Catena dell’Eterna perfezione e con un patologismo languido hanno esplorato le zone più nascoste e oscure della nostra Psiche e della nostro Bello.

Un altro celebre esempio è Dostoevskij, che nell’Orrido ha trovato l’essenza sublimamente umana che ci dona una bellezza incontrastabile.

Questi autori, filosofi, Artisti, Poeti ci hanno insegnato a vedere il Bello Sublime anche nella Morte, nel decadente; perché anch’essa è parte della Vita, simbolo di un Nuovo inizio, una Sintesi Hegeliana.

Un Uomo muore, ma non le sue Idee; anche per questo credo che Wilde abbia torto nel dire che “le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una all’altra” perché per chi vede la bellezza nella vita la vede anche nel pensiero e nella credenza di chi hai vicino, oltre che la propria.



SHANZAI


Lo Shanzai è un concetto che fa parte della filosofia cinese e che ci può insegnare a vedere la Bellezza sotto un’altra Luce.

Molte persone quando pensano alla Cina odierna gli vengono in mente le numerose contraffazioni di ogni genere; e mentre l’Occidente li penalizza per questo; loro ne vanno anche piuttosto fieri (al di là dello sfruttamento nelle fabbriche, qui parlo di artisti non imprenditori), poiché sanno qual’è il pensiero filosofico di fondo.

Vi siete mai chiesti perché abbiamo molte contraffazioni di opere d’arte cinesi e del perché di quelle scritte e quei timbri aggiunti post mortem?

Byung Chul-Han sì, e in uno dei suoi libri ne spiega la motivazione.

Le numerose opere identiche che inondano la nostra attualità non sono contraffazioni, ma vere e proprie copie lodevoli. Per un artista, copiare alla perfezione un’opera di un grande maestro tanto da non riuscire a distinguerne l’originale è fonte di onore e di prestigio.

Spesso mettevano delle piccole variazioni che facevano capire di chi fosse davvero l’opera, variazioni quasi impercettibili, ma che lasciavano il segno.

Questo fenomeno ci ricorda un po' il Manierismo italiano, corrente artistica in cui i pittori copiavano la maniera (stile) dei grandi come Raffaello, Michelangelo ecc.

Ma la questione cinese è molto più radicata filosoficamente ed è legata ad una concezione diversa dell’opera d’arte.

Quelle scritte e quei timbri di cui vi parlavo prima non sono altro che le “revisioni” di critici sull’opera.

Esse arrivano a fondersi con l’opera, mutando insieme ad essa.

L’opera d’Arte intesa come la Vita, come un fiume che scorre e un albero che muta.

Se Oscar avesse saputo di questo fenomeno probabilmente si sarebbe sdegnato, ma mi piace pensare invece che ciò l’avrebbe fatto ragionare, tornare sui suoi passi e non distruggersi con le proprie mani.

Di fatto, l’opera diventa una “gioia per tutte le stagioni”, ma una gioia che vive di mutamento e non sopravvive in una trappola.










LA BELLEZZA NELLA SOCIETA PERFORMATIVA: possessione, non più amore.


“I wanna be the one who walks in the sun, Girls just wanna have fun”


Questa frase è ripresa dalla celebre canzone girls just wanna have fun di Cindy Lauper.

In questa canzone ci parla di come, se tutti gli uomini rinchiudono le “proprie” donne, Cindy sarà colei che camminerà fuori alla luce del Sole, a testa alta.

Qualche anno prima Lesley Gore cantava “you don’t own me” e Nancy Sinatra “these boots are made for walkin’”.

Queste donne, stufe di essere sottomesse all’Uomo e finalmente libere di votare, hanno usato la Musica per ribellarsi.

Ipazia, Saffo, Lucrezia, Sibilla Aleramo, Mary Shelley, Jane Austen, >Emily Bronte, Hannah Arendt, Alda Merini, Marsha P. Johnson, Jung Chan, Elsa Morante, Anna Freud, Mahsa Amini, la Montessori e moltissime altre donne sparite tra le pagine della Storia hanno camminato alla luce del Sole.

Loro per me sono la Bellezza: grazie a loro possiamo fare cose che per noi sono normali, ma per loro erano sogno.



“con le mani sporche, con le macchie nere”, un contadino che suda sui campi, un paesaggio rustico; per me sono bellezza.

Un Uomo che piange, che si sfoga senza far male a se ne agli altri; per me è bellezza.

Mia nonna e mia madre, che nonostante tutte le cose che hanno visto e passato hanno ancora il coraggio di amar(mi)e; per me sono bellezza.

La cultura, un libro, una canzone, una poesia, una chitarra, un pianoforte e un sassofono; per me è bellezza.

Oscar Wilde, che nonostante tutta la sofferenza della sua vita e la solitudine non è mai stato carnefice ed è riuscito ad amare nell’abisso; per me è bellezza.

Giordano Bruno, che non si è lasciato intimorire dalle minacce e ha continuato a studiare, cercare, vivere, 

bruciare e amare; per me è bellezza.

L’Amore che do e quello che ricevo; per me è bellezza.

Il supporto di un amico; per me è bellezza.

Lei; per me è bellezza.

Un fiore che appassisce; per me è Bellezza.



Nella società odierna, la performance è più importante del messaggio, ed il messaggio negli ultimi tempi sta tornando ad essere possessivo e non di amore.

Alla matrice della nostra cultura alberga un tumore, quello della sopraffazione, ne parlava Hobbes con la formula “homo omini lupus”. 

Nel momento in cui l’altro diventa un mero strumento deumanizzato, la società performante finge che quello sia un rapporto umano reale.

L’ossessione ai modelli malsani che l’industria ci pone di fronte per controllarci come masse ci distrugge e ci omologa in un singolo canone di bellezza presente;

l’esteticismo wildiano, ormai svuotato del suo senso, prevale in una società di emozioni represse che sfociano in violenza.

Non lasciamo che questa famosa bellezza di cui ci parla Wilde venga considerata “ a scadenza”, ma rendiamola eterna.

In questa società del possesso, in cui il senso della Bellezza viene distrutto da una teca di vetro; noi in quanto res cogitans abbiamo il dovere di romperla e ripristinare il vero senso della Bellezza.

Che sia vecchiaia, rughe, morte, cellulite, dolore, amore, un fiore, un gioco o un rapporto, la Bellezza della Vita ci deve inondare del suo amore per guarire da questo tumore sociale.

La ricerca di autenticità -di bellezza reale-, deve essere il nostro modus operandi.

Per la creazione di un modello estetico culturale che non uccide, per Amore; dobbiamo squarciare il velo di maya che ci tiene rinchiusi e risalire a prendere una boccata d’aria fresca.

Alla luce degli ultimi casi di cronaca e della storia di donne cancellate perché non considerate “belle”; riprendiamoci la bellezza che è in ognuno di noi, innamoriamoci di noi stessi e della Vita.

Per le nostre sorelle, per i nostri fratelli.



<<Perchè dovete criticarmi? Io sto bene così, sono innamorato della Bellezza della Vita, sto bene>>

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