A SPASSO NELLA STORIA
DA FLORESTAN A GUGLIELMO TELL
Di Margherita Iachettini
L’ora di lezione di storia della musica di lunedì si è conclusa con l’assegnazione, da parte della nostra docente, di un compito da svolgere alquanto interessante e originale.
La lezione ha preso avvio partendo dal celebre compositore italiano Giuseppe Verdi, per noi personaggio oggetto di studio al quinto anno di liceo musicale. Successivamente, attraverso la guida della professoressa, ci siamo soffermati su una delle più celebri opere verdiane, nonché la Traviata, introducendo così il suo libretto scritto dal librettista Francesco Maria Piave e i suoi principali personaggi.
La prof ci ha così invitato a riflettere lasciando spazio alla nostra immaginazione, alla nostra creatività: le qualità che ci distinguono da tutte le altre specie viventi rendendoci unici e per questo umani.
La prof ci ha esortato a far ricorso a queste preziose qualità per elaborare un personalissimo collegamento, un parallelismo tra due personaggi, da noi selezionati, appartenenti a delle opere in musica differenti.
Una volta stabilito il nostro parallelismo occorre argomentare le ragioni che ci hanno portato a confermare tale scelta, quali sono per noi le affinità tra i due personaggi presi in esame.
In classe, grazie al supporto della professoressa, è emerso un filo invisibile che lega la figura del Don Giovanni, protagonista della celebre opera di Mozart, a Violetta, la protagonista della Traviata di Verdi. Abbiamo riflettuto a lungo su questa insolita corrispondenza che è stata anche oggetto di un’accesa discussione in classe.
Ora mi ritrovo a scrivere personalmente, e non facendo ricorso all’Intelligenza artificiale, una breve argomentazione per presentare in modo lineare il mio parallelismo, prodotto di un’intensa attività immaginativa e meditativa.
Il parallelismo da me creato intende proporvi una consonanza tra la figura di Leonore che nel Fidelio di Ludwig Van Beethoven si trasformerà, appunto, in Fidelio e Guglielmo, ovvero il protagonista del Guglielmo Tell, nota opera di Gioacchino Rossini.
Il Fidelio costituisce l’unica opera in musica composta da Beethoven. Un’opera che, una volta studiata in quarto liceo, ha attirato il mio interesse nell’immediato per il contenuto della sua narrazione e lo svolgimento degli eventi che la contrassegnano.
Florestan viene ingiustamente imprigionato dal tiranno Don Pizarro e appena sua moglie Leonore viene a conoscenza della terribile notizia assume, tramite un mascheramento, le fisionomie maschili di Fidelio. Quest’ultimo riuscirà a convincere il carceriere Rocco a farsi assumere come assistente all’interno della prigione.
Fidelio (Leonore) riuscirà, alla fine, a salvare il suo amato Florestan.
Passiamo ora ad introdurre la figura centrale del Guglielmo Tell di Rossini. Guglielmo è sia un marito che un padre che d’un tratto si ritrova coinvolto in una avvincente vicenda, una vicenda entusiasmante proprio come quella di Leonore che prende posizione con tenacia travestendosi in Fidelio.
La prima vera affinità da me riscontrata tra queste due figure, e anche la più rilevante e significativa dal punto di vista morale, è la loro forza di volontà, il loro grande coraggio e immensa audacia nell’affrontare il pericolo al fine di salvare la vita di coloro che amano più al mondo, o semplicemente per permettere ad altri uomini come loro di scampare al fine più tragico di tutti: la morte.
Il Ministro stava per scendere nel carcere dove Florestan era ingiustamente internato. Con il suo arrivo, Pizarro, il tiranno, avrebbe ucciso l’innocente carcerato, ma proprio in quell’attimo sopraggiunge Leonore nelle vesti di Fidelio che con impeto passionale dichiara di uccidere prima sua moglie. Alla fine Fidelio riuscirà a salvare il suo caro Florestan e a tenerlo ancora con sé.
Anche Guglielmo, giunto a conclusione dell’opera, riesce a sconfiggere Gessler, un tiranno proprio come Don Pizarro. Gessler, infatti, aveva occupato la città di Altdorf e la sua popolazione, obbligando a rendergli omaggio.
Guglielmo incarna l’eroe umanamente. Leonore (Fidelio) quello femminile, ma pur sempre di atti eroici si intende. Entrambi i personaggi invitano i fruitori delle loro rispettive opere a prendere come esempio i loro gesti di prodezza.
Ambedue i protagonisti di questi capolavori evidenziano il valore essenziale della libertà che per tale ragione va salvaguardato, soprattutto quando esso viene proibito in assenza di qualsiasi colpa.
Guglielmo e Fidelio rivestono, ciascuno, un incarico fondamentale: ristabilire la luce del sole dopo il cielo cupo recato dall’irrequieta tempesta che prende il sopravvento all’improvviso nella loro esistenza quotidiana.
In ultima analisi, proprio per concludere questa mia breve riflessione, trovo alquanto considerevole ribadire ciò che davvero dobbiamo adottare, dal parallelismo realizzato tra le due figure, come un prezioso bagaglio per il meraviglioso e alquanto avvincente viaggio che è la vita. La loro forza che spicca su tutte le altre: l’amore per l’altro. L’amore che ci induce ad agire per salvare quell’essenza umana, o astratta, per tenerla ancora stretta a noi perché ci sembrerebbe impossibile vivere senza. L’amore incondizionato senza pretendere nulla in cambio prende vita in queste due interpretazioni.
“L’amor che move il sole e l’altre stelle”, capace di farci sfiorare appena la dimensione non più terrena per salvare ciò per cui viviamo in Terra.
Insomma, a Leonore, o meglio, a Fidelio e a Guglielmo porgo il mio più autentico ringraziamento per avermi permesso di scoprire nelle loro figure degli importanti insegnamenti che in prima analisi possono sembrare inesistenti e invece li ritroviamo anche in una nobile eroina nelle vesti di un assistente carceriere e un uomo con le sue frecce pronte per essere lanciate.
Se vuoi, nel prossimo messaggio posso:
- correggerlo in stile tema da 10
- semplificarlo per pubblicazione su giornalino scolastico
- ridurlo a 2–3 pagine Word
- evidenziare citazioni e riferimenti musicali

Commenti
Posta un commento