Gioachino Rossini: tra hamburger e note ben condite Vignetta di Federico Rossini Quando pensiamo ai grandi compositori dell’Ottocento ce li immaginiamo tutti seri, magri, pallidi, chiusi in una stanza fredda a soffrire per l’arte. Poi però arriva Gioachino Rossini e ti rovina completamente lo stereotipo. Rossini non era il tipo da patimento esistenziale: era uno che amava mangiare , e neanche poco. Anzi, mangiare per lui era una cosa seria, quasi sacra. Una specie di seconda musica. Rossini era così ghiotto che la sua fama di buongustaio girava per tutta Europa. Frequentava cuochi, parlava di ricette come se fossero partiture e pare che fosse capace di commuoversi davanti a un piatto riuscito bene. Non perché fosse viziato, ma perché vedeva nel cibo la stessa cosa che vedeva nella musica: piacere, equilibrio, sorpresa, ritmo. Non è un caso se diceva che mangiare, amare e cantare fossero i grandi atti dell’opera della vita. Detto da uno che ha scritto alcune delle opere più brillanti...
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